Conta quello che non sei
Conta solo quello che non fai.
Il resto è merda fritta.
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Conta quello che non sei
Conta solo quello che non fai.
Il resto è merda fritta.
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GLI EFFETTI DELLA LEGGE ALFANO QUI, IL SITO DELLA PROTESTA DI QUA
“Ho detto tante volte, e l’ho ribadito anche a loro, che il fattore ottimismo è fondamentale per uscire dalla crisi:La gente deve tornare agli stili di vita precedente e deve rialzare i consumi. Anche perché la gente non ha motivi per diminuire i consumi” Dice il minuscolo silvio
Alla fine della fiera la colpa è mia.
Ecco. Devo tornare ad uscire tutte le sere. Devo tornare al cinema una volta settimana ed farmi almeno 10 concerti l’anno. 100 € di dischi ed almeno un libro al mese.
Sarà fatto, ma vorrei chiederti due cosine. Sai, tarpano le ali al mio ottimismo; non è che potresti dire all’ enel gas che 580 € di conguaglio non posso pagarli; All’assicuratore digli che luglio è un mese un po’ così, i 444 € che gli devo glie li do con calma più in là. Anche perchè le bollette continuano ad arrivare senza ritegno e a casa mangiano tutti quotidianamente.
Grazie Silvietto, e se puoi ci sarebbe il conticino della carta di credito… rientra il 29/6.
Anche se non puoi non preoccuparti, io resto ottimista: prima o poi morirai anche tu.
(MISFITS)
Ismaele, sì, come il primogenito di Abramo.
Colui che fu cacciato via come un cane, costretto a vagare nel deserto per la gelosia di una vecchia.
Vi ho raccontato una storia una volta. La storia del mio Capitano.
La storia di un uomo e della sua missione.
Vero, qualcuno di voi pensò che si trattasse di un’ossessione, una monomania bella e buona.
Che fu la sete di vendetta a condannarlo a morte.
Qualche altro fu convinto che mentre il Capitano e l’angoscia “giacevano coricati nella stessa branda”, arrivò l’illuminazione.
Capì che quel fottuto capodoglio era il Male.
Eri convinto di avere una missione, Capitano.
In piedi sul cassero sino al compimento, al sommo sacrificio.
Ti accorgesti mai che il male si faceva beffe di te?
Ti sei accorto mai che ne eri strumento?
Tu, tenebroso crociato della luce, hai abbandonato Pip, rendendolo folle.
Hai condannato a morte i tuoi ed hai affamato le loro famiglie.
Nessuno avrà pietà di te e dei tuoi crimini.
Pensaci.
Pensaci ogni volta che, presuntuosamente ottuso, fai scelte altrui.
Ogni volta che marci fiero verso il Bene guarda cosa sacrifichi.
Una volta vi ho raccontato una storia, ma ora sono stanco.
Ed ora che non c’è più niente da dire o da fare sto qui.
Ho vagato a lungo ed ora sto qui.
Qui come starebbe il mio compagno Queequeg.
twenty days go by and every day looks the same…”
- “My Descent Into Madness”- Eels
Alessandro Martelli insegna “costruzioni in zona sismica” all’università di Ferrara, dirige la sezione “prevenzione rischi naturali” all’Enea ed è presidente dell’Associazione nazionale di ingegneria sismica. Sostiene che in Giappone un sisma della stessa intensità provoca al massimo 50 morti.
Io mi chiamo Marco, insegno a dire “papà” ad un bambino di sei mesi presso casa mia. Conduco un furgone e sono stato rappresentante d’istituto al liceo. Sostengo che è un paragone di merda.
Hai mai visto Tokyo? E (così, tanto per fare un esempio) Loreto Aprutino l’hai mai visto? Bene. Fallo mo il tuo cazzo di paragone.
Qua bisogna scavare, nutrire, confortare, scaldare. Non canticchiare alla gente ”Ciao Mario,la tua casa è caduta perchè era di merda, te l’avevo detto, pappappero!”
Sono d’accordo se parliamo di strutture sanitarie. Un ospedale non deve crollare. Mai. Non puoi ospitarlo in un edificio dall’alto valore storico. Che le case costruite dai ‘50 in poi siano polvere è una vergogna anche per me. ok. Ma L’Aquila l’hai mai vista?
Le ristrutturazioni vanno incentivate, sono d’accordo. La messa a norma idem.
Ma bisogna anche rendersi conto che dalle mia parti si parla di città e paesi in cui le case sono vecchie di secoli e non sono fatte di legno.
Trovate un sistema per sistemare queste che ci sono. E qualora vi venisse in mente vi anticipo. Farle cascare e costruirle antisismiche è una minchiata.
Le nigeriane sulla bonifica hanno di nuovo acceso i fuochi. È tornato il freddo.
Una Matiz rossa accosta tra due gruppi. I capelli candidi tirati indietro, un dolcevita bianco sotto una giacca grigia. Si guarda attorno (banco macelleria). Lucide braccia nere salutano, labbra rosse color sangue versato e rappreso schioccano baci (marketing).
Un tipo in tuta blu su un muletto verde scarica bancali vicino ad uno dei gruppi. Ignora i ringraziamenti, apre il cancello automatico e scompare dietro l’angolo della sua azienda.
Lei ha sempre lo stesso golf color smeraldo. Appena dopo l’uscita della superstrada. C’è sempre. Dalle nove del mattino alle cinque di sera, sotto un ombrello nero se piove o il se il sole batte troppo forte. Oggi davanti al fuoco che arde in un bidone di vernice Riplam. Non guarda verso la strada. Mai. Saluta come tutte quando passano le macchine. Alzare lo sguardo no. Mai.
Gentile signore con la matiz rossa dimmi che l’ha scelto. Dimmi che è libera di farlo. Dimmi che un essere umano sceglie di partire da casa sua per farsi sbattere dai vecchi nelle zone industriali. E già che ci sei dimmi che non l’hanno spinta la fame, la sete, la guerra o la disperazione, idiota.
Spero sia la tua ultima scopata. O il tuo ultimo tentativo.
Coronarie blu dalla tristezza.
Quella tristezza che ti fa bramare di spaccare in 2 il braccio di qualcuno.
Che hai voglia di dolore sulla pelle.
Che fotteresti chiunque così forte da farle male.*
Da farti male.
Come Ken Shiro, che però non tromba mai.
O forse si.
Solo che non ce lo dicono.
Stampa mafiosa.
note:*(consenziente, di sesso femminile e maggiorenne)
Il divano è rosso pompeiano a due posti. In tessuto, credo. E’ inserito in una nicchia e due bassi tavolini, oberati di soprammobili, lo affiancano. L’insieme occupa quasi interamente la nicchia, lasciando appena 20 cm tra il lato sinistro del divano e l’orrenda parete beige di carta da parati. Occupo il posto di sinistra e Katia è a destra.Un topo uscito da chi sa dove s’arrampica disinvolto, ed il nero lucido del suo manto si staglia netto contro la parete. K lo vede. Urla col terrore negl’occhi mentre il roditore continua sicuro la sua lenta marcia. Afferro oggetti e li lancio con forza ma sembra quasi che la fisica oggi sia in ferie: le bomboniere ed i souvenir si muovono nell’aria con un’estrema, irreale lentezza. Il topo le schiva con facilità.Sposto k al mio posto e mi fiondo verso l’altro tavolino. Strigo in mano un barattolo giallo (uno di quelli che muggisce se lo rovesci). K. continua ad urlare ed ora piange.Sento una strana sensazione, una forma d’angoscia mai provata.Lancio il barattolo, disperato. Il topo è distratto ed il barattolo colpisce una zampa. Il topo la distende per sgranchirla e noto che è molto simile ad un braccio con tanto di mano attaccata in fondo, solo in scala e coperto di lucidi peli neri. Apre è chiude la manina un paio di volte, mi guarda indifferente e va via. K è serena ora, senza alcuna traccia di lacrime. Il divano inizia a ribollire come se fosse vivo. Il rivestimento si strappa e siamo seduti su una massa di topi tutti zanne e pelo nero. Provo con tutte le mie forze, in tutti i modi a tenerli lontani da K. Provo e l’angoscia cresce. Non riesco a scacciarli in alcun modo e non so proteggerla. Chiudo gli occhi, li riapro e sono nel mio letto. Sudato e con la tenda che danza mossa dal vento. Mi alzo e mi faccio la barba.
Tanto per fare un elenco.
… Beh, vuol dire che hai un problema. Uno schifo problema. Appena trovo una soluzione te la dico.Contaci
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