Ho smesso di tifare rivolta in un giorno imprecisato. Senza soluzione di continuità sono diventato un riformista di merda.
Lui smise quando iniziò a bucarsi. Aveva un “sì” verde bottiglia ed un soprannome ridicolo. Che ovviamente gli avevo mollato io. E noi si urlava al mondo.
Poi l’ho beccato che rubava 50mila lire da una borsa nella nostra camerata. L’ho sbranato e coperto d’insulti ma gli ho parato il culo. E forse è stata una cazzata.
Un giorno è passato a prendermi col suo motorino. Indossava una t-shirt che aveva fottuto a me. Ho riso.
Aveva la pelle che sembrava sporca e occhi nocciola, quasi gialli. Li teneva socchiusi e li abbinava ad un eterno sorriso sghembo.
Un gran pezzo di vita insieme e poi basta.
Fine.
La scimmia e poi la riabilitazione. Mi avevano detto che stava bene, che aveva un lavoro ed una donna. Che aveva ricominciato altrove. Era una palla, e l’ho scoperto da un annuncio funebre. Lapidario e senza foto. Al funerale non sono andato. E’ stato l’unico a morire, in una compagnia sfasciata dall’ero. Proprio ora che avevo una cosa da dirgli.
