Apr 20

Ti ho chiamato.

Le palpebre che si schiudono appena. L’iride ridotto ad una sottile corona attorno al nero pozzo.

Ti ho chiamato ed hai continuato a guardarmi con occhi vuoti. Ogni parola inciampa e cade.
Me lo dicevi tu quand’ero bambino: non si piange mai, che il mondo è pieno di gente che ne ha più diritto.

E allora ti guardo e muoio un po’ anch’io. Guardo l’incantesimo che ha trasformato un gigante in uno scheletro dal ventre gonfio.

Era 6 anni fa.

Ad oggi non ho rimosso nulla.

L’affetto, così forte che lo sentivo coi sensi.

Le storie sospese tra fandonia palese, mito e realtà.

Le tue maniere rudi e la mano da contadino.

La mano enorme che non sono mai riuscito a stringere tutta.

La mano di un contadino che parla di gravitazione universale mentre zappa fagioli “tondini” che non vogliono nascere.

L’ostinazione di chi continua a piantare ogni anno fagioli che non vogliono nascere.

La libertà, che se ne parlavi ti venivano gli occhi lucidi.

Le votazioni che non ne hai saltata una. Tu, terminale che non sta in piedi, a votare per i referendum. Che avevi fatto la guerra per andare a votare. Tu.

Gli americani ed il comunismo.

Il Comunismo ed il riscatto sociale. Che lavoravi per un tozzo di pane la terra degli altri senza le scarpe. E ora le scarpe e tre cani che mangiano tutti i giorni. I cani con la cuccia rossa e senza catena ne’ guinzaglio. “Che cazzo, sarà pure libero di andare dove gli pare un porco#*o di cane. O no?”

E la nostra casa e la nostra famiglia.  Che il pronome possessivo “mio” l’avevano cancellato dal tuo vocabolario. Che solo a parlare di noi ti veniva la gioia.

“Meglio a me che la mia vita l’ho fatta e sono felice che meglio non mi poteva andare e non ad un porco§÷o di giovane. O no?”

Le ultime parole che ricordo.

beh ciao.

"Quando tutte le parole sai che non ti servon più 
quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù 
quando tiri in mezzo Dio o il destino o chissà che 
che nessuno se lo spiega perché sia successo a te 
quando tira un pò di vento che ci si rialza un pò 
e la vita è un pò più forte del tuo dirle "grazie no" 
quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà."
L.Ligabue

Dic 01

Piegato a metà, con la testa poggiata sul piano di lavoro, penso.

Forse ha ragione Camilla, qua ci vuole House.

Penso e sorrido. Arriva un altra fitta inattesa ed improvvisa.

Tipo i ceffoni del bullo dal banco dietro.

Inattesi ed improvvisi

Sembra una scena da film e mi dispiace non vederla dal di fuori.

Uno con una felpa giallo limone, la fronte poggiata su una macchina che emette un rumore sordo e continuo.

Tutt’intorno la frenesia targata F/W 10/11.

Meglio della pubblicità del mulino bianco.

Penso.

Penso e mi chiedo che cazzo ho.

Ho visto un cardiologo, un reumatologo e sentito un osteopata.

Tutti sanno che cosa non è.

Non è il cuore, ne’ la sindrome di Tietze, e nemmeno un problema posturale con ripercussioni intercostali.

Penso mentre la macchina continua a far rumore ed io provo a tirarmi su.

Prima che mi vedano.

E’ tardi.

Arrivano bicchieri come se l’acqua fosse panacea.

Mi fanno sedere.

No, grazie. Niente ospedale. Già fatto. 3 volte.

Seppellire il dolore sotto una palata di voltaren e andare a casa.

C’è un omino piccolo piccolo che mi aspetta.

E mi pretende sano.

Non lo deludo, non lui.

Ago 24

(POISON)

Ferie finite. Nessun bilancio da stilare. La vita cambia ed accettarlo fa campare più a lungo.

Le cartine rizla argento dal tabaccaio sono finite e mi ha dato le bianche. Del cartone ondulato non hanno solo la consistenza ma anche il sapore. Perchè ora le sigarette le rollo. Ne fumo un terzo e risparmio. Che smettere costa meno l’ho intuito da solo. Se bellamente privo il sistema Italia anche di queste 9,60 € al mese il minuscolo (berlusconi) mi sgrida. Una volta ho provato; a smettere, dico.  ”Marta” dei Diaframma c’entra qualcosa. Poi ho ripreso e continua ad entrarci Marta.

Alla festa medievale la chiromante l’ho vista anch’io e sto finendo di leggere PD. ”Kafka sulla spiaggia” finisce a precipizio (difetto) però mi è piaciuto molto.

A proposito, se fossi iscritto al pd voterei Bersani. E non dovrei, visto che sono “in direzione ostinata e contraria”, ma tant’è.

Ieri le onde erano alte e c’era un ciccione che surfava un materassino semisgonfio col la riga del culo fuori. Io purtroppo non l’ho visto; non essendo in grado di allontanarmi dal mio corpo certi spettacoli me li perdo.

Il telefono è andato. Un morso ben assestato ha distrutto il display.

Qualcuno festeggia il sei. Il vostro governo lo festeggia tre volte la settimana. Si chiama furto ai vostri danni, ma pare che non ve ne importi una sega e allora sto zitto.

Oggi lavoro e un po’ ’sto stress mi mancava

Giu 16

l'immagine viene da qui wwwedu.ge.ch/.../anglais/ g1/Read/moby-dick.jpg

Chiamatemi Ismaele.

Ismaele, sì, come il primogenito di Abramo.

Colui che fu cacciato via come un cane, costretto a vagare nel deserto per la gelosia di una vecchia.

Vi ho raccontato una storia una volta. La storia del mio Capitano.

La storia di un uomo e della sua missione.

Vero, qualcuno di voi pensò che si trattasse di un’ossessione, una monomania bella e buona.

Che fu la sete di vendetta a condannarlo a morte.

Qualche altro fu convinto che mentre il Capitano e l’angoscia “giacevano coricati nella stessa branda”, arrivò l’illuminazione.

Capì che quel fottuto capodoglio era il Male.

Il Male, prima solo verbo ed ora fatto carne.

Eri convinto di avere una missione, Capitano.

In piedi sul cassero sino al compimento, al sommo sacrificio.

Ti accorgesti mai che il male si faceva beffe di te?

Ti sei accorto mai che ne eri strumento?

Tu, tenebroso crociato della luce, hai abbandonato Pip, rendendolo folle.

Hai condannato a morte i tuoi ed hai affamato le loro famiglie.

Saranno àncora alla tua anima, Capitano.

Nessuno avrà pietà di te e dei tuoi crimini.

Nessuno ti giustificherà.

Pensaci.

Pensaci ogni volta che, presuntuosamente ottuso, fai scelte altrui.

Ogni volta che marci fiero verso il Bene guarda cosa sacrifichi.

Una volta vi ho raccontato una storia, ma ora sono stanco.

Ed ora che non c’è più niente da dire o da fare sto qui.

Ho vagato a lungo ed ora sto qui.

Qui come starebbe il mio compagno Queequeg.

“…voices tell me I’m the shit

twenty days go by and every day looks the same…”

- “My Descent Into Madness”- Eels

Apr 08

Alessandro Martelli insegna “costruzioni in zona sismica” all’università di Ferrara, dirige la sezione “prevenzione rischi naturali” all’Enea ed è presidente dell’Associazione nazionale di ingegneria sismica. Sostiene che in Giappone un sisma della stessa intensità provoca al massimo 50 morti.

Io mi chiamo Marco, insegno a dire “papà” ad un bambino di sei mesi presso casa mia. Conduco un furgone e sono stato rappresentante d’istituto al liceo. Sostengo che è un paragone di merda.

Hai mai visto Tokyo? E (così, tanto per fare un esempio) Loreto Aprutino l’hai mai visto? Bene. Fallo mo il tuo cazzo di paragone.

Qua bisogna scavare, nutrire, confortare, scaldare. Non canticchiare alla gente  ”Ciao Mario,la tua casa è caduta perchè era di merda, te l’avevo detto, pappappero!”

Sono d’accordo se parliamo di strutture sanitarie. Un ospedale non deve crollare. Mai. Non puoi ospitarlo in un edificio dall’alto valore storico. Che le case costruite dai ‘50 in poi siano polvere è una vergogna anche per me. ok. Ma L’Aquila l’hai mai vista?

Le ristrutturazioni vanno incentivate, sono d’accordo. La messa a norma idem.

Ma bisogna anche rendersi conto che dalle mia parti si parla di città e paesi in cui le case sono vecchie di secoli e non sono fatte di legno.  

Trovate un sistema per sistemare queste che ci sono. E qualora vi venisse in mente vi anticipo. Farle cascare e costruirle antisismiche è una minchiata.

Ago 10

E’ l’ora, ormai. Doveva suonare almeno la prima tromba. Dal cielo dovevano scendere fuoco e sangue e un terzo della terra doveva essere arsa.
Me l’avevi promesso, vecchio burlone.
Dov’è finito il buon vecchio Dio irascibile e vendicativo dell’Antico Testamento? Dai su! Un po’ di abnegazione!

Voglio il sangue per le strade.

Io sono qui.

E sto aspettando.

categorie

vecchie cazzate