
Chiamatemi Ismaele.
Ismaele, sì, come il primogenito di Abramo.
Colui che fu cacciato via come un cane, costretto a vagare nel deserto per la gelosia di una vecchia.
Vi ho raccontato una storia una volta. La storia del mio Capitano.
La storia di un uomo e della sua missione.
Vero, qualcuno di voi pensò che si trattasse di un’ossessione, una monomania bella e buona.
Che fu la sete di vendetta a condannarlo a morte.
Qualche altro fu convinto che mentre il Capitano e l’angoscia “giacevano coricati nella stessa branda”, arrivò l’illuminazione.
Capì che quel fottuto capodoglio era il Male.
Il Male, prima solo verbo ed ora fatto carne.
Eri convinto di avere una missione, Capitano.
In piedi sul cassero sino al compimento, al sommo sacrificio.
Ti accorgesti mai che il male si faceva beffe di te?
Ti sei accorto mai che ne eri strumento?
Tu, tenebroso crociato della luce, hai abbandonato Pip, rendendolo folle.
Hai condannato a morte i tuoi ed hai affamato le loro famiglie.
Saranno ancore alla tua anima, Capitano.
Nessuno avrà pietà di te e dei tuoi crimini.
Nessuno ti giustificherà.
Pensaci.
Pensaci ogni volta che, presuntuosamente ottuso, fai scelte altrui.
Ogni volta che marci fiero verso il Bene guarda cosa sacrifichi.
Una volta vi ho raccontato una storia, ma ora sono stanco.
Ed ora che non c’è più niente da dire o da fare sto qui.
Ho vagato a lungo ed ora sto qui.
Qui come starebbe il mio compagno Queequeg.
“…voices tell me I’m the shit
twenty days go by and every day looks the same…”
- “My Descent Into Madness”- Eels