Piegato a metà, con la testa poggiata sul piano di lavoro, penso.

Forse ha ragione Camilla, qua ci vuole House.

Penso e sorrido. Arriva un altra fitta inattesa ed improvvisa.

Tipo i ceffoni del bullo dal banco dietro.

Inattesi ed improvvisi

Sembra una scena da film e mi dispiace non vederla dal di fuori.

Uno con una felpa giallo limone, la fronte poggiata su una macchina che emette un rumore sordo e continuo.

Tutt’intorno la frenesia targata F/W 10/11.

Meglio della pubblicità del mulino bianco.

Penso.

Penso e mi chiedo che cazzo ho.

Ho visto un cardiologo, un reumatologo e sentito un osteopata.

Tutti sanno che cosa non è.

Non è il cuore, ne’ la sindrome di Tietze, e nemmeno un problema posturale con ripercussioni intercostali.

Penso mentre la macchina continua a far rumore ed io provo a tirarmi su. Prima che mi vedano.

E’ tardi.

Arrivano bicchieri come se l’acqua fosse panacea.

Mi fanno sedere.

No, grazie. Niente ospedale. Già fatto. 3 volte.

Seppellire il dolore sotto una palata di voltaren e andare a casa.

C’è un omino piccolo piccolo che mi aspetta.

E mi pretende sano.

Non lo deludo, non lui.

Nero catrame. Nero che lento scivola e copre. Nero che toglie fame e sonno.

Spostare le aspettative verso l’origine degli assi. Servirà a chiudere in attivo il bilancio della soddisfazione.

A dirla tutta un motivo non c’è.

A dirla tutta l’abbacinante chiarore di mille soli ti aspetta a casa.

Passa. Passerà. Tutto passa.

Tutto passa tranne te.

Per questo fai male.

VOLA LEGGERO SU DI UN FOGLIO LEGGERO

LA PAURA APPESANTISCE LA MENTE. (Cristina Donà)

(POISON)

Ferie finite. Nessun bilancio da stilare. La vita cambia ed accettarlo fa campare più a lungo.

Le cartine rizla argento dal tabaccaio sono finite e mi ha dato le bianche. Del cartone ondulato non hanno solo la consistenza ma anche il sapore. Perchè ora le sigarette le rollo. Ne fumo un terzo e risparmio. Che smettere costa meno l’ho intuito da solo. Se bellamente privo il sistema Italia anche di queste 9,60 € al mese il minuscolo (berlusconi) mi sgrida. Una volta ho provato; a smettere, dico.  ”Marta” dei Diaframma c’entra qualcosa. Poi ho ripreso e continua ad entrarci Marta.

Alla festa medievale la chiromante l’ho vista anch’io e sto finendo di leggere PD. ”Kafka sulla spiaggia” finisce a precipizio (difetto) però mi è piaciuto molto.

A proposito, se fossi iscritto al pd voterei Bersani. E non dovrei, visto che sono “in direzione ostinata e contraria”, ma tant’è.

Ieri le onde erano alte e c’era un ciccione che surfava un materassino semisgonfio col la riga del culo fuori. Io purtroppo non l’ho visto; non essendo in grado di allontanarmi dal mio corpo certi spettacoli me li perdo.

Il telefono è andato. Un morso ben assestato ha distrutto il display.

Qualcuno festeggia il sei. Il vostro governo lo festeggia tre volte la settimana. Si chiama furto ai vostri danni, ma pare che non ve ne importi una sega e allora sto zitto.

Oggi lavoro e un po’ ’sto stress mi mancava

Conta quello che non sei

Conta solo quello che non fai.

Il resto è merda fritta.

.

.

“… rivuoi la scelta, rivuoi il controllo.

rivoglio le mie ali nere, il mio mantello…”

(Afterhours, “Quello Che Non c’è”)


Trovi altre fotografie come questa su Diritto alla Rete

GLI EFFETTI DELLA LEGGE ALFANO QUI, IL SITO DELLA PROTESTA DI QUA

“Ho detto tante volte, e l’ho ribadito anche a loro, che il fattore ottimismo è fondamentale per uscire dalla crisi:La gente deve tornare agli stili di vita precedente e deve rialzare i consumi. Anche perché la gente non ha motivi per diminuire i consumi” Dice il minuscolo silvio

Alla fine della fiera la colpa è mia.

Ecco. Devo tornare ad uscire tutte le sere. Devo tornare al cinema una volta settimana ed farmi almeno 10 concerti l’anno. 100 € di dischi ed almeno un libro al mese.

Sarà fatto, ma vorrei chiederti due cosine. Sai, tarpano le ali al mio ottimismo; non è che potresti dire all’ enel gas che 580 € di conguaglio non posso pagarli; All’assicuratore digli che luglio è un mese un po’ così, i 444 € che gli devo glie li do con calma più in là. Anche perchè le bollette continuano ad arrivare senza ritegno e a casa mangiano tutti quotidianamente.

Grazie Silvietto, e se puoi ci sarebbe il conticino della carta di credito… rientra il 29/6.

Anche se non puoi non preoccuparti, io resto ottimista: prima o poi morirai anche tu.

Die, die, die my darling
Just shut your pretty eyes
I’ll be seeing you again
Yeah, I’ll be seeing you, in hell

(MISFITS)

 

l'immagine viene da qui wwwedu.ge.ch/.../anglais/ g1/Read/moby-dick.jpg

 

 

 

Chiamatemi Ismaele.

Ismaele, sì, come il primogenito di Abramo.

Colui che fu cacciato via come un cane, costretto a vagare nel deserto per la gelosia di una vecchia.

Vi ho raccontato una storia una volta. La storia del mio Capitano.

La storia di un uomo e della sua missione. 

Vero, qualcuno di voi pensò che si trattasse di un’ossessione, una monomania bella e buona.

Che fu la sete di vendetta a condannarlo a morte. 

Qualche altro fu convinto che mentre il Capitano e l’angoscia “giacevano coricati nella stessa branda”, arrivò l’illuminazione.

Capì che quel fottuto capodoglio era il Male.

Il Male, prima solo verbo ed ora fatto carne. 

 

Eri convinto di avere una missione, Capitano.

In piedi sul cassero sino al compimento, al sommo sacrificio. 

Ti accorgesti mai che il male si faceva beffe di te?

Ti sei accorto mai che ne eri strumento?

Tu, tenebroso crociato della luce, hai abbandonato Pip, rendendolo folle.

Hai condannato a morte i tuoi ed hai affamato le loro famiglie. 

Saranno ancore alla tua anima, Capitano.

Nessuno avrà pietà di te e dei tuoi crimini.

Nessuno ti giustificherà.

Pensaci. 

Pensaci ogni volta che, presuntuosamente ottuso, fai scelte altrui. 

Ogni volta che marci fiero verso il Bene guarda cosa sacrifichi.

  

Una volta vi ho raccontato una storia, ma ora sono stanco. 

Ed ora che non c’è più niente da dire o da fare sto qui. 

Ho vagato a lungo ed ora sto qui.

Qui come starebbe il mio compagno Queequeg.

 

“…voices tell me I’m the shit     

twenty days go by and every day looks the same…”

- “My Descent Into Madness”- Eels

 

 

Credo che qualcosa nella testa mi si sia incriccato.

Neanche prima funzionava granché, ok, ma ora qualcosa è cambiato.

Mi spavento con facilità. Mai successo prima.

Mi commuovo di frequente. Idem come sopra.

E c’è st’ ansia che mi spacca in due metà.

 

STATI DI AGITAZIONE TRA LE IDEE E SULLA PELLE

TRA LE IDEE E SULLA PELLE

DEVO TENERMI SU DEVO ESSERE PRESENTE

( C.C.C.P.)

  • Se fossi ricco girerei solo in hawaianas tarocche. E brache corte.
  • Se fossi ricco farei 100mila chilometri l’anno con la moto. E a sto punto le scarpe me le metto.
  • Se fossi ricco comprerei un bulldozer e spianerei le rotonde. Ed un paio di centri commerciali, già che ci sto.
  • Se fossi ricco avrei una bici strafica per muovermi in città. Senza le scarpe.
  • Se fossi ricco comprerei tutti i terreni edificabili per non edificarci. 
  • Se fossi ricco andrei per mare. In Kayak.
  • Se fossi ricco avrei un garage di dischi. E un piatto nuovo.
  • Se fossi ricco avrei un garage tanto grande che ci starebbero anche i libri. Solo quelli belli. Le ciofeche no.
  • Se fossi ricco ci vivrei, lì in quel garage.
  • Se fossi ricco farei ricche e felici un sacco di persone. A me i poveri e i tristi rovinano la digestione.
  • Se fossi ricco diventerei povero in un lampo. 

 

Le nigeriane sulla bonifica hanno di nuovo acceso i fuochi. È tornato il freddo.

Una Matiz rossa accosta tra due gruppi. I capelli candidi tirati indietro, un dolcevita bianco sotto una giacca grigia. Si guarda attorno (banco macelleria). Lucide braccia nere salutano, labbra rosse color sangue versato e rappreso schioccano baci (marketing).

Un tipo in tuta blu su un muletto verde scarica bancali vicino ad uno dei gruppi. Ignora i ringraziamenti, apre il cancello automatico e scompare dietro l’angolo della sua azienda. 

Lei ha sempre lo stesso golf color smeraldo. Appena dopo l’uscita della superstrada. C’è sempre. Dalle nove del mattino alle cinque di sera, sotto un ombrello nero se piove o il se il sole batte troppo forte. Oggi davanti al fuoco che arde in un bidone di vernice Riplam. Non guarda verso la strada. Mai. Saluta come tutte quando passano le macchine. Alzare lo sguardo no. Mai.

Gentile signore con la matiz rossa dimmi che l’ha scelto. Dimmi che è libera di farlo. Dimmi che un essere umano sceglie di partire da casa sua per farsi sbattere dai vecchi nelle zone industriali. E già che ci sei dimmi che non l’hanno spinta la fame, la sete, la guerra o la disperazione, idiota.

Spero sia la tua ultima scopata. O il tuo ultimo tentativo. 

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