Lug 13
Non ne ho mai parlato. Dell'essere padre, dico, ma Amanitha mi ha messo la voglia.
Verrà fuori una merda mielosa. Di sicuro. Scusate.

Un giorno qualsiasi ti porti a casa una robetta grinzosa che non sa fare niente.

Una robetta che dorme e ciuccia tette.

E piange.

Ininterrottamente.

Nei momenti migliori ti chiedi come possa un corpo tanto piccolo emettere un suono tanto forte.

Nei momenti peggiori quello che pensi è da denuncia penale.

Ma resisti.

Resisti alle notti insonni, alla fatica, a Guru e Santoni che danno consigli di merda che si rivelano inutili.

E cresce il senso di inadeguatezza.

La colpa è tua.

Lo pensi alle quattro e un quarto del mattino mentre lei (che ormai sembra un panda con l’aids) dorme e tu, nella stanza più lontana culli quella roba rugosa.

I Sepultura a palla nelle cuffie ed il carrozzino che fa avanti ed indietro.

Tua moglie è sfinita ed ogni tuo tentativo di darle una scossa vale una tacca meno di niente.

Tuo figlio piange senza fine e non glie ne frega un cazzo delle tue 11 ore di lavoro quotidiane.

Nessuno ti chiede <come stai?> e tutto ciò che vorresti è poca roba. Una pacca sulla spalla e qualcuno che ti dica <bravo, stronzo. Sei un duro, ce la stai mettendo tutta. Resisti.>

E invece no. Niente. Non esisti.

Esistono una mamma ed un figlio. Tu no. E vorresti piangere e gridare senza che nessuno ti ascolti.

E senti che non sai essere padre. Non sarai capace mai.

Passano tre mesi di giorni tutti uguali.

L’inferno quotidiano ha cancellato tutti i desideri.

Vorresti solo una moglie felice e 3 minuti ininterrotti di silenzio.

E basta.

Torni a casa e le urla ti feriscono i timpani. E non hai nemmeno aperto il portone.

“Usa la Forza, Luke” ed entri.

La bestiola smette di piangere e si gira verso la porta, con i suoi occhi troppo chiari.

Tende le braccia verso di te.

Il cuore rattrappito nel petto si colma di un liquido caldo che ti fa di nuovo vivo.

Lo tieni come ti ha insegnato lui e ti sorride. Sorride.

Senza che tu possa fermarlo un mantra ti si forma nel cervello citando McCarthy.

“Se non è lui il verbo di Dio, Dio non ha mai parlato”.

Inizi a raccontargli le tue giornate, a cantargli “redemption song”, ad inventare storie e giochi dementi e non sai più smettere.

Poi un giorno dice <Papà>. Ti guarda come se tu fossi il Tutto e dice <papà>.

E nessuna fatica potrà mai più piegarti.

E tutto acquista un senso.

E niente è rimasto impagato

Ti aspetta per correrti in braccio urlando <papaaaaaci> e giocare con te.

Si traduce in nessuna tregua, nemmeno un minuto che sia solo tuo.

E tu ne sei felice.

È una “pasta” che ti fotte la testa.

Giu 16

l'immagine viene da qui wwwedu.ge.ch/.../anglais/ g1/Read/moby-dick.jpg

Chiamatemi Ismaele.

Ismaele, sì, come il primogenito di Abramo.

Colui che fu cacciato via come un cane, costretto a vagare nel deserto per la gelosia di una vecchia.

Vi ho raccontato una storia una volta. La storia del mio Capitano.

La storia di un uomo e della sua missione.

Vero, qualcuno di voi pensò che si trattasse di un’ossessione, una monomania bella e buona.

Che fu la sete di vendetta a condannarlo a morte.

Qualche altro fu convinto che mentre il Capitano e l’angoscia “giacevano coricati nella stessa branda”, arrivò l’illuminazione.

Capì che quel fottuto capodoglio era il Male.

Il Male, prima solo verbo ed ora fatto carne.

Eri convinto di avere una missione, Capitano.

In piedi sul cassero sino al compimento, al sommo sacrificio.

Ti accorgesti mai che il male si faceva beffe di te?

Ti sei accorto mai che ne eri strumento?

Tu, tenebroso crociato della luce, hai abbandonato Pip, rendendolo folle.

Hai condannato a morte i tuoi ed hai affamato le loro famiglie.

Saranno àncora alla tua anima, Capitano.

Nessuno avrà pietà di te e dei tuoi crimini.

Nessuno ti giustificherà.

Pensaci.

Pensaci ogni volta che, presuntuosamente ottuso, fai scelte altrui.

Ogni volta che marci fiero verso il Bene guarda cosa sacrifichi.

Una volta vi ho raccontato una storia, ma ora sono stanco.

Ed ora che non c’è più niente da dire o da fare sto qui.

Ho vagato a lungo ed ora sto qui.

Qui come starebbe il mio compagno Queequeg.

“…voices tell me I’m the shit

twenty days go by and every day looks the same…”

- “My Descent Into Madness”- Eels

Giu 23

Amo i cani con le orecchie mosce, ma in linea di massima mi fanno schifo i cani. Oddio, anche i gatti e i criceti.
E la gente. Tutta roba che muore e ti lascia solo. Proprio nel momento in cui senti che non ne puoi più fare a meno.
Amo i pipistrelli. Nessuno si affeziona ai pipistrelli. Stanno per i fatti loro senza scodinzolare, aspettare il tuo ritorno o altre amenità di questo tipo. E poi mangiano gli insetti, che sono invadenti. E si sbattono da morire per volare.
Sono uno che rispetta lo spirito di abnegazione.
Le rane. Sì, le rane mi piacciono. Parecchio.

categorie

vecchie cazzate