Ti ho chiamato.
Le palpebre che si schiudono appena. L’iride ridotto ad una sottile corona attorno al nero pozzo.
Ti ho chiamato ed hai continuato a guardarmi con occhi vuoti. Ogni parola inciampa e cade.
Me lo dicevi tu quand’ero bambino: non si piange mai, che il mondo è pieno di gente che ne ha più diritto.
E allora ti guardo e muoio un po’ anch’io. Guardo l’incantesimo che ha trasformato un gigante in uno scheletro dal ventre gonfio.
Era 6 anni fa.
Ad oggi non ho rimosso nulla.
L’affetto, così forte che lo sentivo coi sensi.
Le storie sospese tra fandonia palese, mito e realtà.
Le tue maniere rudi e la mano da contadino.
La mano enorme che non sono mai riuscito a stringere tutta.
La mano di un contadino che parla di gravitazione universale mentre zappa fagioli “tondini” che non vogliono nascere.
L’ostinazione di chi continua a piantare ogni anno fagioli che non vogliono nascere.
La libertà, che se ne parlavi ti venivano gli occhi lucidi.
Le votazioni che non ne hai saltata una. Tu, terminale che non sta in piedi, a votare per i referendum. Che avevi fatto la guerra per andare a votare. Tu.
Gli americani ed il comunismo.
Il Comunismo ed il riscatto sociale. Che lavoravi per un tozzo di pane la terra degli altri senza le scarpe. E ora le scarpe e tre cani che mangiano tutti i giorni. I cani con la cuccia rossa e senza catena ne’ guinzaglio. “Che cazzo, sarà pure libero di andare dove gli pare un porco#*o di cane. O no?”
E la nostra casa e la nostra famiglia. Che il pronome possessivo “mio” l’avevano cancellato dal tuo vocabolario. Che solo a parlare di noi ti veniva la gioia.
“Meglio a me che la mia vita l’ho fatta e sono felice che meglio non mi poteva andare e non ad un porco§÷o di giovane. O no?”
Le ultime parole che ricordo.
beh ciao.
"Quando tutte le parole sai che non ti servon più
quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù
quando tiri in mezzo Dio o il destino o chissà che
che nessuno se lo spiega perché sia successo a te
quando tira un pò di vento che ci si rialza un pò
e la vita è un pò più forte del tuo dirle "grazie no"
quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà."
L.Ligabue

Maggio 13th, 2010 at 13:29
Ciao caro, un triste rientro il tuo, anche se l’amore non è mai triste!
Un abbraccio
Maggio 13th, 2010 at 14:07
sai cosa? noi ne parliamo sempre e ridiamo da matti.La gente non muore davvero, te la porti dietro nei DNA e nei ricordi. L’immortalità è questa.
Maggio 14th, 2010 at 14:14
io sono perfettamente d’accordo con te.
infatti tra qualche giorno è il primo anniversario della morte del padre di Marco, allora gli ho detto perché non facciamo una bella cena con tutti i cugini etc. e quando lui ne ha parlato con la madre e le sorelle loro hanno risposto che no, che non sarebbe una bella cosa che gli viene ancora da piangere…ma roba dei pazzi, il padre era praticamente un patriarca gli piaceva tantissimo stare in mezzo ai suoi nipoti e secondo me avrebbe apprezzato un bel festone…mica tutti c’hanno coraggio di viverle certe cose. scusa eh, sono nera per sta cosa!
Maggio 14th, 2010 at 15:13
Opinioni diverse. Fatela solo voi che già siete una mezza tribù e alle bimbe piacerà sentire le storie del nonno raccontate dal papà. Spero. A me piaceva da matti e tutt’ora le condivido spesso.
p.s. Stavo cedendo alla tentazione anche ora!
Un abbraccio.