Piegato a metà, con la testa poggiata sul piano di lavoro, penso.
Forse ha ragione Camilla, qua ci vuole House.
Penso e sorrido. Arriva un altra fitta inattesa ed improvvisa.
Tipo i ceffoni del bullo dal banco dietro.
Inattesi ed improvvisi
Sembra una scena da film e mi dispiace non vederla dal di fuori.
Uno con una felpa giallo limone, la fronte poggiata su una macchina che emette un rumore sordo e continuo.
Tutt’intorno la frenesia targata F/W 10/11.
Meglio della pubblicità del mulino bianco.
Penso.
Penso e mi chiedo che cazzo ho.
Ho visto un cardiologo, un reumatologo e sentito un osteopata.
Tutti sanno che cosa non è.
Non è il cuore, ne’ la sindrome di Tietze, e nemmeno un problema posturale con ripercussioni intercostali.
Penso mentre la macchina continua a far rumore ed io provo a tirarmi su. Prima che mi vedano.
E’ tardi.
Arrivano bicchieri come se l’acqua fosse panacea.
Mi fanno sedere.
No, grazie. Niente ospedale. Già fatto. 3 volte.
Seppellire il dolore sotto una palata di voltaren e andare a casa.
C’è un omino piccolo piccolo che mi aspetta.
E mi pretende sano.
Non lo deludo, non lui.
