Il divano è rosso pompeiano a due posti. In tessuto, credo. E’ inserito in una nicchia e due bassi tavolini, oberati di soprammobili, lo affiancano. L’insieme occupa quasi interamente la nicchia, lasciando appena 20 cm tra il lato sinistro del divano e l’orrenda parete beige di carta da parati. Occupo il posto di sinistra e Katia è a destra.Un topo uscito da chi sa dove s’arrampica disinvolto, ed il nero lucido del suo manto si staglia netto contro la parete. K lo vede. Urla col terrore negl’occhi mentre il roditore continua sicuro la sua lenta marcia. Afferro oggetti e li lancio con forza ma sembra quasi che la fisica oggi sia in ferie: le bomboniere ed i souvenir si muovono nell’aria con un’estrema, irreale lentezza. Il topo le schiva con facilità.Sposto k al mio posto e mi fiondo verso l’altro tavolino. Strigo in mano un barattolo giallo (uno di quelli che muggisce se lo rovesci). K. continua ad urlare ed ora piange.Sento una strana sensazione, una forma d’angoscia mai provata.Lancio il barattolo, disperato. Il topo è distratto ed il barattolo colpisce una zampa. Il topo la distende per sgranchirla e noto che è molto simile ad un braccio con tanto di mano attaccata in fondo, solo in scala e coperto di lucidi peli neri. Apre è chiude la manina un paio di volte, mi guarda indifferente e va via. K è serena ora, senza alcuna traccia di lacrime. Il divano inizia a ribollire come se fosse vivo. Il rivestimento si strappa e siamo seduti su una massa di topi tutti zanne e pelo nero. Provo con tutte le mie forze, in tutti i modi a tenerli lontani da K. Provo e l’angoscia cresce. Non riesco a scacciarli in alcun modo e non so proteggerla. Chiudo gli occhi, li riapro e sono nel mio letto. Sudato e con la tenda che danza mossa dal vento. Mi alzo e mi faccio la barba.
Giu 12