Fedele al caffè ristretto…
E’ una serata storta.. era troppo tempo che non ne vivevo una cosi’.. solo che stavolta il disagio non è dentro di me.. non sono io che lo creo e lo colloco davanti a me.. ai miei occhi.. ancora una volta pieni di lacrime.. amare.. troppo amare.. tanto da far male.. è come se a ogni lacrima una ferita si formasse sulla mia pelle.. che brucia.. che mi fa urlare.. di dolore.. troppo stantio.. noto.. ripetuto.. mai sparito.. un disagio creato dalla stessa città in cui io ho scelto di restare.. da parigi.. dalla mia parigi.. dalla parigi che, come troppo spesso sono solita fare, io ho creato per me, ma che in realtà non esiste.. perchè è tutto troppo lontano.. da me.. dalla mia ironia.. dal mio ridere.. dal mio modo di essere.. di vivere.. di amare.. di voler bene..
oggi scherzavo, al ristorante, con un cliente abituale.. che ha un’ironia pungente e diretta, un po’ come la mia.. quell’ironia che solo chi ti conosce da una vita apprezza, comprende.. e sa che c’è solo da sorridere..
l’ho guardato e gli ho chiesto da dove venisse, lui, non la sua ironia, anzi no, anche la sua ironia, troppo lontana dal paese, dalla città in cui vivo.. (o sopravvivo..).. e lui ha sorriso.. ha capito.. e mi ha subito risposto di non essere francese.. e ha aggiunto che solo noi, io e lui, avremmo potuto sorriderne e riderne..
chissà perchè i francesi che lavorano con me non lo trovano divertente..
un giorno giulio mi disse che non mi sarei mai abituata a vivere a parigi, un giorno mi disse, infastidendomi al punto da rispondergli male come non avevo mai fatto, che la mia storia.. il mio amore.. sarebbe naufragato come il suo.. perchè siamo diversi.. diversi dalla gente di parigi.. diversi da parigi.. che ami.. subito.. senza che lei ti dia niente incambio.. e che in cambio ti mangia l’anima e il cuore..